Maria d’Enghien, la regina in catene

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Maria d’Enghien, la regina in catene

narrazione teatrale di e con Giovanni Guarino e con Li Cavalieri delli Terre Tarantine, liberamente ispirata al romanzo “La regina in catene” di Giuseppe Russo, musiche Leopoldo Calò, luci Walter Mirabile, foto di scena Nunzio Quaranta

La storia prende le mosse dalla curiosità, quasi un’infatuazione, di un archivista che strappa le vicende di Maria d’Enghien all’oblio cui sembra condannarle il rogo, ordinato da un comando tedesco il 30 settembre 1943, dell’archivio della cancelleria angioina, ubicato nella Villa Montesano, nelle campagne di San Paolo Belsito (Nola), e contenente gli atti dei sovrani angioini di Napoli dal 1265 al 1435. Rivisitata alla luce degli studi recenti condotti attorno al personaggio di Maria d’Enghien comparsi nel saggio “Con animo virile” di Raffaella Monteleone, la narrazione rende più controversa la figura della principessa di Taranto, non più o non solo vittima delle trame di palazzo, ma essa stessa indomita tessitrice.

Nata nel 1367, Maria d’Enghien, contessa di Lecce e sposa del principe di Taranto (e conte di Soleto e Galatina) Raimondo Orsini del Balzo, fu madre adorabile di quattro figli e molto amata dal marito. Rimasta vedova nel 1406, convolò a seconde nozze con il re di Napoli Ladislao I d’Angiò, venuto ad assediare la città. Il matrimonio tra Ladislao e Maria fu combinato dalla diplomazia nemica perché la principessa di Taranto, al posto del primo marito, guidava la resistenza della città ad oltranza. Le nozze si celebrarono il 23 aprile 1407 nella cappella rinascimentale dedicata a San Leonardo del castello aragonese. Fu bene accolta dal popolo di Napoli, ma i rapporti con il marito non furono sereni. Morto Ladislao nel 1414, il regno passò alla sorella Giovanna II, donna ambiziosa e di facili costumi, che arrivò ad imprigionarla. Liberata, tornò a Lecce, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi al suo popolo, ad opere d’arte (tra le altre, fece completare la splendida basilica francescana di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina e l’elegante Guglia di Soleto) e di fede. Morì il 9 maggio 1446 e fu sepolta nell’antica Chiesa di Santa Croce, poi abbattuta per volere di Carlo V d’Asburgo per permettere l’ampliamento del castello.

 

Maria d’Enghien, la regina in catene – crediti fotografici Nunzio Quaranta